giovedì 1 dicembre 2011

003 - Claudio Buccheri - Il circolo Pickwick di Charles Dickens

Avrò avuto quattordici anni, a quel tempo, fine anni sessanta. Prima ancora mio padre, per regalarmi un altro anno di giochi, così almeno diceva lui, m’aveva iscritto a scuola già vecchio, a sei anni e mezzo, facendomi passare tutta la vita per ripetente. Così il calcolo età - progressione scolastica mi è sempre stato ostico, dannatamente difficoltoso e quando a tal riguardo qualcuno chiedeva lumi, glissavo come un ladro colto in flagranza di reato con la refurtiva appresso.
In seconda media, alla fine degli scrutini, venni segnalato come uno degli studenti più promettenti e mi venne regalato dalla scuola, la “Guglielmo Marconi” di Lentini che a quel tempo era allocata nei locali dell’ “Ex Avviamento” di via Roma, questo romanzo, Il Circolo Pickwick, con la dedica del Preside “all’alunno meritevole …”.
A ben considerare tutta la faccenda, credo che il mio impegno a scuola di allora fosse direttamente connesso a quel peccato originale. Insomma, ero l’unico a non potermi permettere bocciature, si sarebbe visto subito che c’era un’evidente discrasia temporale, che la classe scolastica non corrispondeva all’età anagrafica e la cosa m’avrebbe fatto stare veramente male.
Quindi mi toccò impegnarmi tanto, a scuola come nella vita, e quel regalo di Dickens lo considerai come una sorta di risarcimento postumo, di certificato di abilitazione a non essere più considerato irrimediabilmente un alunno ripetente.
Che classe fai, Claudio? mi chiesero le ragazze l’estate successiva.
La terza media.
E quanti anni hai?
Quindici.
Allora sei ripetente!
No che non sono ripetente, sono un alunno meritevole. Vuoi vedere il libro con la dedica del Preside?
Il Circolo Pickwick, quindi. Non lo lessi subito, feci passare ancora del tempo. Quando infine lo approcciai, mi si aprì un mondo, compresi che si poteva parlare di cose serie anche mantenendo un tono complessivamente ironico e surreale. In realtà oggi si farebbe fatica a leggere opere siffatte, c’è crisi, le persone hanno poca voglia di ridere dei propri difetti, ci prendiamo, tutti, troppo maledettamente sul serio. Proprio come certi personaggi del romanzo di Dickens che è ambientato nell’Inghilterra formale e bigotta della prima metà dell’Ottocento ed è un piccolo capolavoro d’arte narrativa.
In questi giorni sto leggendo “La setta degli angeli” di Camilleri. E mi ha fatto subito pensare al mio romanzo con dedica. Non può non averlo letto, Camilleri, il libro di Dickens. Leggete le sue prime venti pagine e ve ne renderete conto, sono sulla stessa lunghezza d’onda, quei due, anche se vissuti in epoche diverse. Del resto, prima ancora di Dickens e Camilleri, non fu forse Sant’Agostino a sostenere che nutre la mente solo ciò che la rallegra? E allora rallegriamola, questa mente, dico io.
Quanto a me, sono passati quarant’anni e ancora sto in fissa con la faccenda dello studente ripetente. Mah, quando si dice dei traumi dell’infanzia …..

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