martedì 13 dicembre 2011

005 - Salvatore Giarrusso

Ho un rapporto con i libri molto particolare, di attaccamento quasi morboso. Per questo, mi viene difficile parlare del "LIBRO DELLA NOSTRA VITA". In questo approccio, tutti i libri che ho, tutti i libri che ho letto, li considero tutti, nessuno escluso i libri della mia vita. Quando ho il piacere di regalare un libro, ho cura di comprarne due copie. Dico, il piacere di regalare un libro perché per me questo gesto è quasi un rito. Ancora oggi mi viene difficile comprendere in questo contesto chi è più gratificato chi fa il dono (libro) o chi lo riceve. So solo che quando compio questo gesto, sono felicissimo. Tuttavia, avendo difficoltà a parlare di un singolo libro, voglio parlare di personaggi che escono dai libri e che sono dei fari che mi indicano la giusta direzione. Però, prima di entrare nel merito dei personaggi, per maggiore comprensione, voglio fare una panoramica.
Come dicevo, non ho un libro in particolare che determina questioni affettive o legami particolari. Ci sono solo titoli che evocano passaggi della mia ricerca e curiosità e forse anche studio autoditattico che è iniziato tanto tempo fa e credo che si interromperà soltanto con l'epilogo naturale della mia presenza fisica in questo Nostro essere. Quando ho lasciato la scuola, all'età di dieci anni, ho cominciato a leggere la rivista mensile "Selezione dal reader's digest"questa rivista mi ha accompagnato fino al 1970.
Il mio primo vero libro, è stato un libro molto strano sia per la mia appartenenza sociale, sia per la mia predisposizione personale. Il libro che ho letto in quel periodo, è "MEIN KAMPF" praticamente il pensiero politico di ADOLF HITLER. Tale libro, mi è stato regalato da un fraterno amico perché facevamo degli esperimenti in modo che io imparassi a parlare correttamente l'Italiano perciò, dovevo leggere ed esporre quello che leggevo. Chiaramente, dal momento che il mio amico (oggi medico) studente, ed io operaio (allora panettiere) che eravamo sempre assieme (eravamo nello stesso gruppo musicale.- Wanted-) Questo libro ha una particolare importanza. Ora, voglio citare le cose che sono veramente importanti ovvero i personaggi che dicevo prima. Questi personaggi, sono SOCRATE-GIOBBE-GANDHI. Leggo e rileggo continuamente la vita, le gesta, e per SOCRATE anche la morte "APOLOGIA" e mi sento sempre come se iniziassi da zero. Finisco con una citazione di GANDHI: VIVI COME SE DOVESSI MORIRE DOMANI. IMPARA COME SE DOVESSI VIVERE PER SEMPRE.

mercoledì 7 dicembre 2011

004 - Teresa Veneziano

-Tra tutti i libri che ho letto non ho un libro particolare che ricordo più di altri, ma c’è un libro che in questo periodo, non coscientemente, risale in superficie ogni qualvolta sono un po’ triste o mi faccio domande sulla mia vita.
Il libro è Il deserto dei tartari di Dino Buzzati,un libro che lessi durante la mia adolescenza nel periodo del “non so chi sono, non so cosa voglio, non so cosa cerco”. Ed è proprio perché ero in questo confuso periodo adolescenziale che ebbi il coraggio di arrivare fino alla fine, un libro che in un'altra situazione mentale della mia vita non avrei, forse, mai letto. Eppure quel libro mi diede il coraggio di guardarmi dentro,di comprendermi e di farmi arrivare alla consapevolezza che non sarebbe servito piangermi addosso, che non sarebbe servito avercela con se stessi o con gli altri che non capivano,che non sarebbe servito chiudersi in un guscio e non vivere,ma dovevo avere il coraggio di andare avanti a dispetto delle battaglie perse e prima o dopo avrei vinto la mia guerra. Poi sono cresciuta, sono andata avanti e quel libro l’ho quasi dimenticato.

Da qualche tempo però, in questo periodo di mezza età in cui cominci a fare qualche bilancio, cominci a chiederti quello che hai o avresti potuto avere ma ti sorprende di avere ancora la voglia di rimetterti in gioco con cose che prima non hai potuto o voluto fare ,quel libro è uscito dal limbo del dimenticatoio e prepotentemente si è insinuato nei miei pensieri:che sia una nuova giovinezza dove i dubbi e le novità rimettono in gioco la mia coscienza sopita e adagiata su passato?

giovedì 1 dicembre 2011

003 - Claudio Buccheri - Il circolo Pickwick di Charles Dickens

Avrò avuto quattordici anni, a quel tempo, fine anni sessanta. Prima ancora mio padre, per regalarmi un altro anno di giochi, così almeno diceva lui, m’aveva iscritto a scuola già vecchio, a sei anni e mezzo, facendomi passare tutta la vita per ripetente. Così il calcolo età - progressione scolastica mi è sempre stato ostico, dannatamente difficoltoso e quando a tal riguardo qualcuno chiedeva lumi, glissavo come un ladro colto in flagranza di reato con la refurtiva appresso.
In seconda media, alla fine degli scrutini, venni segnalato come uno degli studenti più promettenti e mi venne regalato dalla scuola, la “Guglielmo Marconi” di Lentini che a quel tempo era allocata nei locali dell’ “Ex Avviamento” di via Roma, questo romanzo, Il Circolo Pickwick, con la dedica del Preside “all’alunno meritevole …”.
A ben considerare tutta la faccenda, credo che il mio impegno a scuola di allora fosse direttamente connesso a quel peccato originale. Insomma, ero l’unico a non potermi permettere bocciature, si sarebbe visto subito che c’era un’evidente discrasia temporale, che la classe scolastica non corrispondeva all’età anagrafica e la cosa m’avrebbe fatto stare veramente male.
Quindi mi toccò impegnarmi tanto, a scuola come nella vita, e quel regalo di Dickens lo considerai come una sorta di risarcimento postumo, di certificato di abilitazione a non essere più considerato irrimediabilmente un alunno ripetente.
Che classe fai, Claudio? mi chiesero le ragazze l’estate successiva.
La terza media.
E quanti anni hai?
Quindici.
Allora sei ripetente!
No che non sono ripetente, sono un alunno meritevole. Vuoi vedere il libro con la dedica del Preside?
Il Circolo Pickwick, quindi. Non lo lessi subito, feci passare ancora del tempo. Quando infine lo approcciai, mi si aprì un mondo, compresi che si poteva parlare di cose serie anche mantenendo un tono complessivamente ironico e surreale. In realtà oggi si farebbe fatica a leggere opere siffatte, c’è crisi, le persone hanno poca voglia di ridere dei propri difetti, ci prendiamo, tutti, troppo maledettamente sul serio. Proprio come certi personaggi del romanzo di Dickens che è ambientato nell’Inghilterra formale e bigotta della prima metà dell’Ottocento ed è un piccolo capolavoro d’arte narrativa.
In questi giorni sto leggendo “La setta degli angeli” di Camilleri. E mi ha fatto subito pensare al mio romanzo con dedica. Non può non averlo letto, Camilleri, il libro di Dickens. Leggete le sue prime venti pagine e ve ne renderete conto, sono sulla stessa lunghezza d’onda, quei due, anche se vissuti in epoche diverse. Del resto, prima ancora di Dickens e Camilleri, non fu forse Sant’Agostino a sostenere che nutre la mente solo ciò che la rallegra? E allora rallegriamola, questa mente, dico io.
Quanto a me, sono passati quarant’anni e ancora sto in fissa con la faccenda dello studente ripetente. Mah, quando si dice dei traumi dell’infanzia …..

Parla anche tu del tuo libro e invia a romanzoapiumani@libero.it

002 - Marisa Gulizia

Io non ho un libro che sia stato commercializzato nel tempo,ma ci sono giorni specifici come ad esempio,quando piove,quando le serate sembrano piu lunghe del solito,i piccoli che mi circondano sembrano darmi con i loro sguardi degli appuntamenti ,che io immagino anche quali sono i momenti ,basta guardare i loro movimenti....e tutto cosi come al solito ha un 'inizio....apro il mio libro...ed incomincio a raccontare la mia infanzia ,come sia tanto diversa da quella di oggi ....e provo le stesse emozioni che provava sicuramente il mio caro nonno ,o il mio caro papa',o di come le mamme raccontassero le fiabe pur di convincerci a mangiare il latte....che poi dopo tanti anni ho scoperto che il topo in realta'era morto e non che ando' per la sua strada...ma la cosa piu bella e che non si stancano mai di ascoltare lo stesso libro......PER ME E QUESTO IL LIBRO DELLA NOSTRA VITA...

Scrivi anche tu e invia a romanzoapiumani@libero.it

venerdì 25 novembre 2011

La Centona di Nino Martoglio


Molti libri mi sono rimasti impressi nella mente, ma mi piace citare: “La Centona” di Nino Martoglio. Si tratta di una scelta sentimentale. Negli anni ’60 era familiare a tutti i ventenni. Martoglio era l’autore delle opere teatrali più frequentate dalle compagnie di giro e dilettantistiche siciliane, basti pensare a “I civitoti in pretura” . La Centona è il libro che raccoglie quasi tutte le poesie del grande belpassese (che fu, altre che commediografo, anche drammaturgo, scrittore, giornalista, attore, regista e perfino autore e regista cinematografico).
Quando avevo circa vent’anni lo regalai ad una carissima amica per un suo compleanno. Dopo un po’ glielo chiesi in prestito e, come talora accade, non glielo tornai più. Avrei dovuto offendermi perché non usò tutti i mezzi per recuperare un libro che le avevo regalato io, ma seppi perdonare. E mi trattenni il libro. Poi con quella ragazza ci fidanzammo e ci sposammo. Non credo sia stato uno stratagemma per recuperare il libro che mi ero “dimenticato” di restituirle, fatto sta che oggi, dopo tanti anni, esso si sposta regolarmente dal suo comodino al mio.
Dopo, nel corso degli anni ne avremo regalate almeno una ventina di copie ad altrettanti amici.
Anche a me, come a tanti ragazzi di allora capitò di imparare a memoria “La triplice Alleanza”, “Il combattimento di Orlando e Rinaldo” (viriti quantu po’ ‘n pilu di fimmina…), “A cira”, “il telefrico senza fili” ecc, ecc.
Io, illudendomi di farlo discretamente, non mi tiravo mai indietro se c’era da recitarle agli amici durante una serata in compagnia o in una scampagnata (o forse mi facevo avanti volontariamente senza attendere specifiche richieste).

Parla anche tu del tuo libro e invia a romanzoapiumani@libero.it






   

Guglielmo Tocco

Sarebbe bellissima la raccolta di riflessioni attorno al libro che più ricordiamo per la sua utilità, per la sua bellezza, per la sua poesia, per la persona che ce lo ha regalato, per quella a cui lo abbiamo egalato.